Mozione qualità dell’aria

Il 10 aprile 2017 Cesano 2020 – Forum delle idee presenta in consiglio comunale una mozione sulla qualità dell’aria. La mozione viene approvata all’unanimità.

Ora sarà compito dell’amministrazione fare in modo che le iniziative per ridurre le emissioni siano concrete e che vengano attuati tavoli intercomunali per affrontare il problema alla radice.

Cesano Boscone si è sempre distinto in passato per le buone pratiche, a cominciare dal PAES (Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile), premiato per essere stato il più innovativo della provincia di Milano. Le azioni di quel PAES possono essere un punto di riferimento per il miglioramento della qualità dell’aria sul nostro territorio.

Basta Volerlo!

Qui il testo della mozione

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Aldo Guastafierro

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L’Asilo Nido non è un Baby Parking!

Quando una storia finisce si fanno i bilanci di un percorso e si analizzano le cose positive o negative.

La vicenda dei  Nidi pubblici a Cesano Boscone è una di quelle storie di cui moltissimi cittadini cesanesi possono raccontare il proprio vissuto, la propria esperienza e senza essere nostalgici fare le opportune considerazioni e valutazioni.

Per ovvi motivi non entro nel merito della scelta politica, ho già esplicitato il mio pensiero in consiglio comunale, nelle commissioni e nelle assemblee pubbliche ed ho fatto le mie valutazioni.

Il mio vissuto sui nidi cesanesi ha una storia lunga circa 10 anni. Il tempo trascorso nel gestire come assessore alla partita gli asili nido di Cesano Boscone dal 2000 al giugno 2009.

In quegli anni muovevo i primi passi sullo scenario politico cesanese, con molta umiltà, tanta voglia di imparare cercando di essere all’altezza del compito che mi era stato assegnato.

Le educatrici degli Asili Nido sono state un valido aiuto, con loro ho imparato tante cose e con loro, “insieme”,  abbiamo costruito e progettato tante innovazioni che hanno portato gli asili nido cesanesi  a diventare un’eccellenza nostrana e riferimento anche  a livello regionale.

Quando giovane consigliere comunale portai in consiglio un ODG per l’introduzione delle Mense Biologiche  nelle scuole mai avrei pensato che di lì a poco quell’ODG si trasformasse in realtà.

Le educatrici, ma anche il resto del personale, furono pronte a sostenere la nuova sfida e si resero disponibili al cambiamento, collaborando con l’amministrazione e con il sottoscritto per promuovere la cultura della qualità e della sicurezza alimentare. Così in breve tempo passammo al biologico totale e quando fummo chiamati dalla vicenda “Mucca Pazza” a rispondere con responsabilità all’emergenza, fu grande la soddisfazione di apprendere che anche a Cesano  Boscone, insieme a pochissimo altri comuni,  non si sospendeva la somministrazione di carne ai nostri bimbi. Ci avevamo visto lungo e fu quella la prova provata del lavoro ben fatto e dell’attenzione nei riguardi degli utenti.

Eravamo in un periodo in cui la società stava radicalmente cambiando, le prime avvisaglie della crisi economica e sociale che stava arrivando già si manifestavano.

Sempre più si chiedeva di fare in modo che si attivassero servizi che favorissero la genitorialità e prevenissero forme di disagio. I pediatri dell’ASL n.1 a cui facevamo riferimento lanciavano inoltre un allarme sulle difficoltà delle neo-mamme a gestire la maternità, ci chiedevano di collaborare ed intervenire per prevenire queste difficoltà.

Nasce in quegli anni il progetto “Oltre il Nido”.

Così insieme alle educatrici, al supporto della psicopedagogista e a tutto il personale dei nidi avviammo questo progetto. Una delle esperienze più belle della mia esperienza amministrativa. Un modo tangibile per aiutare genitori e nonni non frequentanti  il nido, nel sostegno alla gestione ottimale dei piccoli neonati.

Così il nido diventava un luogo aperto, dove la contaminazione di idee e il sostegno professionale delle educatrici e di tutto il personale diventavano un modo concreto e partecipato per far diventare il servizio non solo luogo di accudimento  ma anche di prevenzione di forme di disagio.

Peccato che l’acuirsi della crisi economica e la riduzione dei trasferimenti abbiano portato prima alla ri-progettazione con forme diverse e poi alla chiusura definitiva di questo importante progetto educativo e di prevenzione.

Come dimenticare il percorso di certificazione dei nidi, la carta del servizio e la customer – satisfation. Tasselli importantissimi che hanno visto il lavoro delle educatrici, ma anche degli uffici preposti,  confezionare prodotti di altissima qualità nell’ottica di dare sempre di più, con strumenti moderni, un servizio di qualità all’utenza e attenzione ai bisogni dei cittadini.

Oggi l’amministrazione rinuncia a questo livello di competenze, io non so cosa succederà in futuro e da qui le mie  preoccupazioni.

Preoccupazioni emerse anche leggendo alcuni post sui social, ma anche durante il dibattito pubblico di questo breve e travagliato percorso, in cui si sono messe in contrapposizione la difesa dei diritti dei lavoratori con il diritto delle famiglie ad utilizzare il servizio Asili Nido.

Nulla di più sbagliato!

Non ci si accorge che l’unico risultato di questa equazione  è alimentare una guerra tra poveri. I diritti si estendono, non si tolgono, il salario va salvaguardato e garantito e la bontà di una scelta non la si valuta solo con dati numerici. Dietro i numeri ci sono persone, educatrici, bambini e famiglie.

Al contrario si mina la dignità delle persone. Quando ciò avviene, e purtroppo sta succedendo, diventiamo tutti più poveri e tutti meno garantiti.

Si definiscono inoltre attività integrative al nido che nulla hanno a che vedere con il servizio educativo come elementi di qualità. Ma l’asilo nido non è un baby parking, l’asilo nido è un luogo dove i bimbi da zero a tre anni devono crescere in armonia avendo dei punti di riferimento certi. Un luogo dove la conciliazione dei tempi vada di pari passo con la crescita e lo sviluppo psicofisico dei bambini. Se questo viene a mancare c’è il rischio di fare dei danni irreparabili.

Intanto da lunedì 23 ottobre le educatrici hanno ripreso il loro servizio non più da dipendenti pubblici, ma alle dipendenze di una cooperativa cooperativa, hanno preso servizio come fanno da anni, con il solito sorriso e con l’attenzione e la professioalità di sempre. L’ennisima lezione per tutti noi.

Alle educatrici cesanesi che con stile, caparbietà,  delicatezza, simpatia e sensibilità, hanno manifestato e lottato, non solo per loro, va la mia infinita stima e gratitudine.

A loro dico non mollate mai! Tanti sono dalla vostra parte.

 

Aldo Guastafierro

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Comunicato a difesa degli asili nido pubblici

Comunicato a difesa degli asili nido pubblici
Cesano 2020 come ribadito nelle commissioni istituzionali permanenti e nel consiglio comunale del 23 marzo 2016 manifesta la propria totale contrarietà alla cancellazione degli asili nido pubblici cesanesi mediante l’istituto della concessione a terzi del servizio e del conseguente trasferimento del personale educativo.
Come affermato in consiglio comunale dal consigliere Aldo Guastafierro il servizio Asili Nido che per 40 anni ha rappresentato un’eccellenza cesanese ha rappresentato per le donne non solo un semplice luogo di custodia dei propri bambini ma uno strumento che ha garantito alle donne ed alle famiglie il diritto al lavoro, ha rappresentato un valido sostegno alla genitorialità, è stato in molti casi un valido strumento di sostegno sociale intervenendo in particolare sulle fasce più deboli della popolazione garantendo attraverso i suoi servizi complementari interventi efficaci di prevenzione del disagio socio/economico.
Gli asili nido cesanesi hanno saputo, nel corso degli anni attraverso politiche mirate e lungimiranti, saper affrontare le sfide che i cambiamenti socio/economici imponevano alla società. Il lavoro e la dedizione del personale educativo ed anche del personale ausiliario che ha lavorato nei nidi cesanesi ha sempre rappresentato un valore aggiunto alla qualità del servizio e ha svolto con dedizione e professionalità le sfide che i cambiamenti imponevano.
Questa eccellenza ha fatto si che gli asili nido cesanesi abbiano sempre rappresentato un servizio di qualità assoluta (tra l’altro certificata) facendo diventare Cesano Boscone un punto di riferimento nell’ambito della provincia di Milano.
Oggi tutto ciò è stato messo in discussione con una scelta politica da parte di quest’amministrazione per noi incomprensibile. Pur riconoscendo la legittimità dell’azione intrapresa non possiamo esimerci dal valutare in maniera negativo il metodo con cui si è giunti a questa decisione. La mancanza di coinvolgimento e partecipazione in scelte così dirompenti degli stakeolders di riferimento, ma anche delle forze politiche di minoranza ci ha lasciato basiti e rammaricati, soprattutto perché la partecipazione attiva dei cittadini è uno dei punti cardine del piano di mandato dell’amministrazione cesanese.
Noi riteniamo che un’altra soluzione sarebbe stata possibile, magari anche con il supporto e il coinvolgimento di quegli attori che invece sono stati tenuti fuori da questo processo decisionale.
Sicuramente le nuove norme e gli standard regionali, che favoriscono in modo palese i soggetti privati non hanno aiutato a trovare soluzioni adeguate, per questo avremmo voluto vedere l’amministrazione cesanese in prima linea in una azione decisa nel contestare la distruzione metodica di uno dei pochi servizi pubblici direttamente offerti da un comune. Su questo piano, sicuramente, Cesano 2020, altre forze politiche presenti sul territorio, le famiglie e le organizzazioni sindacale, le associazioni del territorio e il personale tutto ne avrebbe compreso le ragioni e manifestato al fianco dell’amministrazione per garantire il servizio pubblico ai cittadini che lo richiedono e alle educatrici di svolgere il loro lavoro in una pubblica amministrazione a seguito di un regolare concorso pubblico.
Noi riteniamo che un’amministrazione di sinistra, in un momento di crisi economica come questa, in cui assistiamo tutti i giorni alla macelleria sociale che politiche economico/finanziarie stanno determinando sulle nostre famiglie, in cui le donne rappresentano l’anello più debole della catena, l’azione politica dell’amministrazione sarebbe dovuta essere proiettata a garanzia di questo servizio.
Noi riteniamo che le educatrici, le famiglie richiedenti il servizio, i cittadini cesanesi che contribuiscono a garantire la spesa del servizio con i loro tributi, sono soggetti che stanno sulla stessa barca e che vanno tutti garantiti senza escludere nessuno. Se ciò non è avvenuto vuol dire che si è fatta una scelta di parte, sacrificando in tutto questo il personale educativo.
Noi riteniamo che la proposta avanzata da più parti affinchè il servizio rimanga pubblico e possa accompagnare le educatrici verso la fine del loro percorso lavorativo e nel contempo considerare la possibile integrazione parallela di personale esterno con soluzioni adottate anche in realtà del nostro ambito territoriale sarebbe dovuta essere una delle ipotesi da tenere in considerazione.
Oggi registriamo con rammarico che ciò non è avvenuto e per questo riconfermiamo con fermezza la nostra contrarietà a tale ipotesi già pronunciata nel consiglio comunale del 23 marzo 2016.
Nel contempo garantiamo il nostro appoggio alla lotta che le educatrici, le mamme, e le famiglie stanno attuando a difesa degli asili nido pubblici.

Cesano 2020 – Forum delle Idee

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Emergenza smog a Milano e provincia

20151227_100418L’emergenza  smog di Milano: e se Cesano Boscone avesse qualcosa da insegnare?

L’azione politica non deve andare di emergenza in emergenza. Serve un piano strategico così come Cesano Boscone ha fatto con Piano d’azione per l’energia sostenibile. Ma servono continuità, condivisione e onestà.

Sono ormai alcuni giorni che al centro del dibattito pubblico viene posta l’attenzione sull’emergenza smog a Milano. Dire che siamo alle solite è un eufemismo, ma così è purtroppo.

Anni e anni in cui si dibatte la questione, le centraline disseminate per la città e provincia che impietosamente ogni anno nel periodo invernale danno la sentenza. I livelli di inquinanti in atmosfera hanno superato i limiti previsti e per più giorni. Quindi, cosa fare? Semplice! Si blocca il traffico, si dice ai milanesi di evitare di uscire di casa nelle ore di punta, in particolar modo i bambini e gli anziani e di abbassare di almeno 1 grado la temperatura negli appartamenti. Tutte azioni condivisibili, per carità, ma qui manca una vera cura d’urto, manca una visione di insieme e soprattutto mancano le principali istituzioni sia nazionali, sia regionali.

Che la Pianura Padana sia diventata una delle aree più inquinate del globo è un fatto risaputo, ma finora non abbiamo visto uno straccio di piano per affrontare il problema. Regione Lombardia non ha definito un piano strategico per affrontare l’emergenza sanitaria che è collegata a questo fenomeno, 5000 morti all’anno legati all’inquinamento sono un dato che deve far riflettere e che ha bisogno di interventi strutturali e azioni incisive ed immediate.

Non può essere demandato solo ai comuni, che tra l’altro sono sempre di più in difficoltà economiche a causa dei tagli centrali, ad attuare azioni inefficaci e solo di impatto mediatico come il blocco del traffico totale. Azioni inefficaci proprio perchè fatte a macchia di leopardo. Assurdo che al blocco aderiscono solo una ventina di comuni della prima cintura a fronte di 110 comuni della provincia. Poi tra tutte le deroghe concesse si capisce bene che l’azione condotta produce benefici nel breve periodo ma che il giorno dopo stante le attuali condizioni meteo si torna punto e a capo.

Allora che fare?

Non c’è una sola risposta a tutto ciò, ma un mix di risposte e azioni che combinate insieme possono sicuramente produrre, anche in tempi brevi, risultati eccellenti. Ma per fare ciò c’è bisogno che tutti gli attori, sia istituzionali, che industriali che civici si mettano intorno ad un tavolo e trovino delle soluzioni adeguate. Una sorta di COP21 in salsa padana.

Cominciamo con una vera conversione ecologica, lo dice papa Francesco oggi, ma lo diceva Alex Langer negli anni 80, conversione che deve essere al centro degli interessi collettivi. Insomma c’è bisogno di un piano strategico, una sorta di PAES (Piano d’azione per l’energia sostenibile) di portata regionale, con azioni concrete da attuare nel breve e medio periodo per aggredire il problema smog dalla fondamenta.

Tra l’altro un piano del genere produce non solo benefici sulla salute dei cittadini, ma anche sull’economia globale. Non è un caso che i paesi più avanzati in questo settore, vedi la Germania, ma anche altri paesi del Nord Europa, sono quelli che meno di altri soffrono la crisi economica che ormai da un decennio incombe sul nostro paese con effetti devastanti.

Un PAES che intervenga su:

  • mobilità sostenibile e privilegiando ed incentivando il trasporto pubblico e non su nuove arterie inutili e che devastano il territorio;
  • interventi di riqualificazione energetica sull’edilizia sia pubblica che privata (più del 40% di emissioni sono da imputare alle nostre abitazioni) e  incentivare l’uso di fonti rinnovabili;
  • riconversione ecologica della nostra industria e dell’agricoltura;
  • cambiare gli stili di vita attraverso campagne mirate anche con progetti di educazione ambientale nelle scuole;
  • fare in modo che l’esperienza di EXPO possa durare nel tempo, altrimenti è l’ennesima occasione persa;
  • attuare da subito quanto previsto dalla conferenza di Parigi COP21;
  • incrementare in modo esponenziale il patrimonio verde regionale in particolare nelle aree a più alta densità abitativa e attuare il principio del consumo di suolo zero.

Poi in questo scenario ci sta pure che si decida il blocco del traffico, ma non nei termini proposti ora.

Ricordo che negli anni scorsi si facevano le cosiddette domeniche a piedi, ma erano anche l’occasione per riappropiarsi della città e scoprire aspetti culturali e ambientali a molti sconosciuti.

La Provincia di Milano aveva istituito una sorta di cabina di regia e di tavolo sull’emergenza smog in cui tutti i comuni si confrontavano e prendevano le decisioni appropriate automaticamente, bastava che per 3 giorni di fila le centraline superavano i limiti e scattava automaticamente il piano di azione conseguente. Dove sono finiti questi piani? Qual è il ruolo della neo costituita città metropolitana?

Se l’azione più significativa fatta in termini di sostenibilità ambientale è stata la chiusura di Infoenergia vuol dire che la confusione regna sovrana. Dunque, per ridurre le emissioni non serve la tachipirina che abbassa la febbre al momento, ma serve che si adottino misure preventive che impediscano l’insorgere della febbre.

Come Cesano2020, quando eravamo forza di governo, a Cesano Boscone abbiamo  realizzato il PAES premiato come il più innovativo della provincia di Milano.

Oggi quel PAES va rilanciato monitorato e attuato, ne va del nostro futuro. Il 40% di riduzioni di emissioni a Cesano Boscone non sono un’utopia ma un dato raggiungibile anche nel breve periodo. Le buone pratiche si esportano e condividono.

 

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Una scelta alternativa

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Carissimi,
non l’ho mai fatto, ma oggi ho deciso di rivolgere questo appello a tutti gli amici che in questi anni mi hanno seguito e sostenuto in un’avventura piena di soddisfazioni. Con alcuni di voi ho condiviso l’epereienza anche se breve degli Ecologisti e civici, esperienza che purtroppo non ha avuto un seguito ma che resta assolutamente attuale, tanto che qualcuno pensa di riproporla in una forma diversa ma che possa rilanciare l’ecologismo militante partendo proprio dai territori. L’esperienza fatta in questi anni di amministrazione a Cesano Boscone è stata sicuramente affascinante e ricca di progettualità portate a termine con caparbietà, competenza e passione. Su questi presupposti la mia intenzione è quella di rilanciare il soggetto civico che insiemea abbiamo costruito e l’enciclica di Papa Francesco “Laudato Si”, che pone al centro dell’agire politico di ogni buon cristiano la difesa della nostra “Madre Terra” ci dice che la strada intrapresa da noi un anno fa è quella giusta.
Dal 26 gennaio 2014 la Federazione dei Verdi della Lombardia mi ha scelto come coportavoce regionale (in altri partiti coincide con il ruolo di presidente), ruolo che in questo anno ho cercato di assolvere nel modo migliore, viste anche  le difficoltà di carattere politico che stiamo attraversando. Oggi più che mai in questo paese si sente la mancanza di una rappresentanza politica ecologista che sappia coniugare gli interessi della collettività, fuori da integralismi e populismi, con una visione pragmatica ma allo stesso tempo radicale nel contrastare scelte che mal si coniugano con la difesa del bene comune.
In questo senso vi chiedo di darmi una mano a costruire questo percorso e a sostenere i Verdi in questo passaggio fondamentale per il proprio futuro.
Quel “non l’ho mai fatto” si riferisce alla richiesta di iscrizione ai Verdi che chiedo ad ognuno di voi di fare  senza impegno politico diretto:

  • ve lo chiedo come sostegno ad un partito che rischia di sparire dal panorama politico nazionale;
  • Ve lo chiedo in nome dei tanti militanti che sul territorio lavorano tutti i giorni per difendere l’ambiente;
  • ve lo chiedo per Alexander Langer uno dei fondatore dei Verdi di cui il 3 luglio ricorderemo il 20° della sua morte, persona il cui pensiero di pace e solidarietà risuona ancora attuale alle nostre orecchie.

A chi dovesse decidere in tal senso va il mio profondo ringraziamento, così come un ringraziamento va a chi dovesse decidere di non iscriversi, ne comprendo le ragioni e mi basta l’amicizia profonda che ci lega.

E’ ora di raccogliere i messaggi di Alexander Langer e da qui ripartire, troppo spesso non l’abbiamo fatto, su questo dobbiamo fare umilmente  autocritica, “è ora di riparare il  mondo” e “continuare in ciò che è giusto”.

Aldo Guastafierro

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Una Festa Patronale politicamente laica

In questi giorni non si fa altro che parlare della festa patronale che sarà.
Sembra improvvisamente che il paese abbia un solo pensiero. Riunioni pubbliche, nomine del comitato festa, polemiche politiche e voglia di partecipare alle decisioni e costruire la festa a propria immagine e somiglianza.

Evidentemente il tema centrale nella scorsa campagna elettorale non è mai uscito dalla discussione pubblica e questo, al di là di come la si pensi, potrebbe essere un fatto positivo.
Ma, il ma è d’obbligo: qualcosa non torna.
Secondo me si sta perdendo di vista una questione importante che è il tema e la mission della festa patronale che è prettamente religiosa. E invece questo tema è stato trattato come accessorio e non come elemento principale.
Personalmente ho sempre considerato la festa patronale cesanese un fatto importante per la città. L’evento dell’anno che con la sua storia e la sua tradizione produce ogni anno elementi benefici per l’intera collettività che agli inizi di settembre si ritrova come comunità solidale, coesa e orgogliosa del proprio paese.
Chiaramente non tutti la pensano allo stesso modo e questo va considerato.
La festa patronale con la sua storia più che trentennale va riformata, sicuramente va ricondotta ad una dimensione più adeguata alla modernità e che tenga conto anche delle difficoltà economiche del paese, ma per fare ciò bisogna ripartire dalla sua vocazione naturale.
Per questo ho riflettuto molto, come consigliere di minoranza, sulla decisione di indicare un rappresentate nel comitato festa che rappresenti le istanze del mio gruppo e questo probabilmente è stato un errore. Ma agli errori è sempre possibile porre rimedio e farò tutto quanto in mio potere per far si che ciò avvenga.

La Festa seconde me deve essere politicamente laica, quindi lo statuto deve essere rivisto ed impedire alla politica partitica di interferire in questo evento.
Nella gran parte dei comuni d’Italia le feste patronali sono organizzate da comitati fatti di associazioni, liberi cittadini e in alcuni casi anche da attività commerciali che insieme alle autorità religiose definiscono il programma e gli eventi che fanno da corollario agli aspetti religiosi, i quali sono sempre preminenti. Ruolo delle istituzioni è garantire la logistica, la sicurezza e l’ordine pubblico.
A tal proposito lo statuto della festa dovrebbe essere rivisto nella parte di composizione del comitato e far sì che alle riunioni del comitato partecipino i funzionari comunali o gli assessori delegati in quanto garanti del supporto pubblico della festa. Dico questo perchè in molti casi, questi soggetti si assumono anche responsabilità civili e penali. Lo dico anche per l’esperienza maturata negli ultimi 5 anni dove ho ricoperto il ruolo di presidente della commissione di controllo sui pubblici spettacoli e con tale ruolo ho sempre firmato tutti gli atti che certificavano la sicurezza delle strutture ricreative e ricettive della festa patronale. Ruolo sempre svolto al di fuori del comitato, in pratica un atto dovuto. Quante volte mi son sentito dire dal comitato che ero un rompiscatole perché guardavo alle “minuzie”, se una luminaria non era a norma, se mancavano il numero giusto di estintori presso le cucine o ancora se gli impianti elettrici non erano opportunamente protetti.
Quindi in questi giorni mi sono chiesto a cosa servano ancora i rappresentanti dei partiti o delle liste nel comitato festa patronale (notare che ho evidenziato in grassetto). Questi hanno infatti gli strumenti istituzionali per esercitare il controllo, anche economico, sulla festa nel luogo del consiglio comunale attraverso gli atti e gli strumenti legislativi disponibili.
Finanziare o no la festa è un atto politico e l’amministrazione se ne assume le responsabilità.

Da come si sono svolte le cose negli ultimi giorni mi è parso di capire che nessuno (vista la partecipazione e l’elenco dei nomi indicati non solo dai vari gruppi presenti in consiglio comunale, ma anche da singoli consiglieri, senza distinzione tra maggioranza e minoranza) metta in discussione la festa patronale, che sicuramente sarà più partecipata e più bella di prima. Così saremo tutti felici e contenti e finalmente potremo tutti insieme decantarne orgogliosamente i fasti.

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Considerazioni sul consiglio comunale del 29 luglio 2014

Il 29 luglio 2014 presso la sala delle carrozze si è svolto il primo vero consiglio comunale del mandato del Sindaco Alfredo Simone Negri. Tra interpellanze, mozioni e adozione delle tariffe della IUC (Imposta Unica Comunale) si è incominciato a capire quale sarà il prosieguo amministrativo della nuova giunta. L’inizio è stato caratterizzato dall’intervento del Sindaco che ha sottolineato che i recenti tagli probabilmente non consentiranno di varare un bilancio sereno e che c’è il rischio di non rispettare il patto di stabilità. Pare che gli squilibri ammontano a più di 1 milione di euro e riequilibrare il bilancio diventerà esercizio assai arduo. Questo il motivo di una sua lettera al presidente di ANCI Lombardia Attilio Fontana. Ma perché non scrivere direttamente a Renzi che è il vero autore dei tagli, che invece di accapigliarsi sulle riforme (molte sicuramente da fare ma con altri metodi) e far assurgere a grande statista il condannato Berlusconi, non prova a creare le condizioni per migliorare la situazione economica del paese? In questo senso vengono annunciate iniziative eclatanti. Ma mi auguro che prima di queste iniziative si possano mettere in campo tutte le azioni possibili per riequilibrare il bilancio. Dopo di che si faranno tutte le valutazioni politiche e nel caso, con senso di responsabilità, si potranno anche sostenere iniziative che vanno nella direzione di sostenere la nostra comunità. Sulla TASI e sulla TARI come avevo dichiarato in commissione economica condivido l’impostazione data ma sicuramente qualcosa in più si sarebbe potuto fare, anche sollecitati dagli emendamenti delle opposizioni. Peccato non aver potuto deliberare le tariffe contestualmente al bilancio. Per quanto riguarda la modifica al regolamento nomine negli enti e società partecipate, c’è da registrare che tutti gli emendamenti proposti dalle minoranze sono stati respinti. Siamo alle solite la tradizione si perpetua. Quando bisogna distribuire incarichi non si esita a utilizzare la legge e le norme per poter accontentare amici e sostenitori e per fortuna ora non più parenti o simili. Personalmente avevo chiesto ai membri della commissione istituzionale di inserire nel regolamento la possibilità di attingere ai nominativi da indicare nelle società partecipate o enti attraverso un bando pubblico. Il Sindaco avrebbe così potuto esercitare le sue prerogative in totale trasparenza e senza condizionamenti di sorta e scegliere persone competenti che avrebbero così potuto realmente seguire gli indirizzi politici dell’amministrazione. Purtroppo la maggioranza con i suoi emendamenti non fa altro che riproporre, in altra forma, quello che già esisteva, o quantomeno non sarebbe necessario regolamentare qualcosa per la quale sarebbe bastato applicare un codice etico. In sostanza, come era in passato, lascia al sindaco la facoltà di scegliere la figura a lui gradita, cosa legittima. Mentre sarebbe cosa ben diversa se il sindaco dovesse scegliere tra candidati pervenuti attraverso bando pubblico e con curriculum adeguato alla posizione da occupare. Invece così a quanto pare sono disposti solo a dare più pubblicità all’incarico (emendamento n.1 e n.2 del pd+lista Negri), più brutalmente “…facciamo pure più pubblicità, diamo l’impressione di più trasparenza e democrazia accettando qualche suggerimento della minoranza, però poi scelgo chi mi pare”. L’emendamento n.3 (sempre pd+lista Negri) chiede l’impegno ad accettare gli indirizzi dell’Amministrazione e a rispettare il Regolamento sui controlli, come se l’etica , la moralità e la serietà non dovesse appartenere al rappresentante del comune per cui c’è bisogno di regolamenti che impongano di essere Onesti! Credo che lo stesso valga per l’emendam.n4 (pd+lista Negri), visto che i rappresentanti del comune nelle società partecipate(sempre pd)- spacciatori di etica, trasparenza , moralità e democrazia – fino ad oggi Non hanno mai reso conto del loro operato (e i risultati li abbiamo visti, Area ecc.), ora li obbligheranno a fare il compitino almeno una volta l’anno. Dispiace non essere stati presenti per denunciare la grande ipocrisia e mettere il pd di fronte alle contraddizioni mastodontiche che solo loro non vogliono vedere. Questo argomento poteva veramente essere lo spartiacque per il cambiamento tanto annunciato e tanto richiesto. Ma ci saranno sicuramente altre occasioni. Intanto il mio pensiero lo metto su questo spazio a disposizione di tutti. Aldo Guastafierro

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Dichiarazione ballottaggio

Cesano 2020 lavorerà per un’opposizione costruttiva
Facciamo appello a un voto di coscienza

Cesano Boscone, 2 giugno 2014. In vista del ballottaggio di domenica 8 giugno tra i due candidati sindaco più votati, Cesano Boscone 2020 Forum delle idee invita i propri elettori a esprimere un libero voto di coscienza per quel candidato ritenuto, per competenze e sensibilità, più capace di lavorare nell’interesse della collettività e del bene comune.
Gli oltre mille voti ottenuti dal candidato sindaco, Aldo Guastafierro, e dalla lista, pari all’8.3% dei consensi, rappresentano un ottimo risultato che consentirà a Cesano 2020 di esercitare un’opposizione costruttiva e capace di proporre una valida alternativa per mezzo di idee e progetti sostenibili. La nostra opposizione sarà comunque determinata nel contrastare i conflitti di interesse, da qualsiasi parte essi provengano, l’illegalità e le trasversalità politiche, che consentono a seconda delle convenienze del momento spostamenti da un fronte all’altro, mettendo in secondo piano la forza delle idee. A maggior ragione oggi, questi punti, non accettati dal centrosinistra guidato dal PD, confermano la lungimiranza della scelta operata di percorrere un percorso autonomo. Il lavoro del Forum delle idee continuerà nei prossimi anni con l’obiettivo di declinare i valori del Centrosinistra, area politico-culturale in cui Cesano 2020 si ritrova appieno, in proposte concrete e spendibili nel contesto cesanese, facendo tesoro dell’esperienza amministrativa acquisita e degli importanti risultati ottenuti dalle politiche ambientali degli ultimi 5 anni.

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Guastafierro – sindaco

volantino_fronte

 

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Elezione coportavoce Verdi

logo verdiCOMUNICATO STAMPA
Elezioni portavoce ed esecutivo regionale e provinciale
Federazione dei Verdi
Milano 26.01.2014

L’ assemblea dei Verdi della Lombardia, convocata oggi domenica 26 gennaio, ha eletto i due coportavoce regionali.
Gli eletti sono Elisabetta Patelli e Aldo Guastafierro.
Il nuovo esecutivo è composto da: Francesco Casarolli, Maria Grazia De Luca Cardillo, Luigi Bedetti, Elena Grandi, Giuseppe Ramera, Silvia Pullega, Orazio La Corte, Anna Cassano.

L’ assemblea dei Verdi Provinciali di Milano, convocata oggi domenica 26 gennaio, ha eletto i due coportavoce.
Gli eletti sono Silvia Casarolli e Oliviero Camisani.
Il nuovo esecutivo è composto da: Andrea Gaiardelli, Stefania Manini, Roberto Mauri, Clara De Clario, Augusto Luisi, Cristina Ganini, Antonio Caldarella, Marina Vergani, Andrea Tacchella, Clara Manfredi.

La Federazione dei Verdi è la prima forza politica in Italia che prevede, per il proprio gruppo dirigente, la parità di genere.
I nuovi esecutivi, regionale e provinciale, saranno impegnati nei prossimi anni a lavorare soprattutto sui seguenti temi:
– salvaguardia del territorio nei suoi molteplici aspetti, dalla prevenzione dei dissesti idrogeologici allo stop del consumo di suolo, alla valorizzazione delle aree di pregio.
– rilancio della green economy come strategia per uscire dalla crisi
– tutela dei diritti e solidarietà in questa fase di fragilità socio economica
– ecologia della politica: trasparenza, legalità, lotta ai privilegi

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